È il momento della verità, di verificare se la vostra normale dieta è adeguata. Portate la smart card che contiene il vostro profilo del DNA, ossia la vostra impronta genetica, in un centro dietetico, dove vi fanno un prelievo di sangue. Il sangue viene analizzato e confrontato con il DNA. Dopo una breve attesa, vi preparano una prescrizione dietetica personalizzata sulla base delle vostre esigenze genetiche, che bilancia in modo perfetto le vostre esigenze di macro- e micro-nutrienti. La vostra prescrizione per i prossimi mesi non ha niente a che vedere con quella preparata per un'altra persona, anche se fosse vostro fratello! Basta che abbia uno stile di vita molto più frenetico del vostro, è gli sarà stata consigliata una gamma di alimenti completamente diversa.
Al momento è soltanto uno scenario fantastico ma, secondo le previsioni degli scienziati, in futuro tutto questo sarebbe tecnicamente possibile.
Non molto tempo fa, lo studio della nutrizione e della genetica correvano su binari paralleli. Ora i binari stanno convergendo, gli scienziati indagano sull'interazione tra i nostri geni e l'alimentazione. Questa nuova area di studio, conosciuta a livello scientifico con il nome di Nutrigenomica, o in termini più comprensibili per il pubblico "Alimentazione personalizzata", sta già fornendo informazioni promettenti, che potrebbero aiutarci a confezionare consigli dietetici su misura, più efficaci per migliorare la salute e prevenire alcune malattie.
Ma non è un compito semplice. Prendiamo per esempio le cardiopatie. Non vi è un solo gene responsabile del funzionamento del sistema cardiovascolare, ne entrano in gioco almeno 20.000. Anche se ciascuno di essi ha soltanto un effetto limitato, alcuni geni "marker" possono fornire un'indicazione globale su un particolare fattore di rischio per lo sviluppo delle cardiopatie. Per esempio, è stato identificato un gene che è coinvolto nel controllo del colesterolo nel sangue. Oltre a quella più comune, vi sono altre due varianti di questo gene che espongono le persone a un rischio di ipercolesterolomia superiore alla media o, in alternativa, le proteggono.
Si è scoperto che, nei casi in cui i fattori di rischio collegati allo stile di vita sono ridotti, per esempio nei soggetti che praticano attività fisica e seguono un'alimentazione povera di grassi, la presenza della variante del gene che predispone a livelli di colesterolo elevati nel sangue non è rilevante. Al contrario, se i fattori di rischio collegati allo stile di vita sono elevati, come nel caso di un fumatore, sedentario, che mangia molti grassi saturi, la presenza di quello specifico gene determina un'ipercolesterolomia.
È stato inoltre dimostrato che quando un gruppo di persone segue, per un certo periodo di tempo, una dieta terapeutica (curativa) per ridurre i livelli totali di colesterolo nel sangue, alcuni soggetti sviluppano una straordinaria risposta metabolica positiva, mentre altri non rispondono affatto. Chiaramente, per questi ultimi, il cambiamento della dieta è una perdita di tempo, mentre per coloro che hanno una reazione positiva vale la pena di fare lo sforzo. La chiave del problema sta nel trovare la particolare variante di gene comune ai soggetti che hanno una risposta significativa. Una volta disponibile, questa informazione consentirebbe di fornire consigli dietetici mirati ai soggetti che hanno maggiori probabilità di trarne vantaggio.
Oltre che per le cardiopatie, è stata scoperta una correlazione di tipo alimentare per diverse altre varianti genetiche. Per esempio, i geni che controllano il metabolismo dei folati sono stati messi in relazione con patologie come i difetti del canale neurale; in un altro caso è stata identificata una serie di geni che sono collegati all'assorbimento e alla regolazione dei livelli di ferro nell'organismo. Vi sono anche prove, ricavate da studi condotti su gemelli e fratelli, che suggeriscono che i fattori genetici siano una componente determinante della densità e della struttura dei minerali ossei.
Non vi sono dubbi sul fatto che la nostra costituzione genetica ci predisponga a reagire in modo diverso all'ambiente. Grazie alla ricerca futura saremo in grado di scoprire come gestire al meglio l'ambiente e la dieta in modo che si adattino alla nostra fisiologia. Come afferma Jose Ordovas, Professore di Nutrizione e Gnomica presso la Tufts University, Boston, USA: "Non è questione di natura o nutrimento; è questione di nutrire la nostra natura"
Riferimenti bibliografici
- Elliot R and Jin Ong T (2002) Nutritional genomics a clinical review. British Medical Journal. 324: 1438-1442
- Nutrition Society Summer Meeting (2003) Individual variability in the nutritional response. Kings College London. (http://www.nutritionsociety.org/news/newsPage.html).
FOOD TODAY 03/2004